Il carbone? Non è molto, ma rovina tutto

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Se fosse di acqua e zucchero, come quello che ogni anno la simpatica vecchina porta il sei gennaio, il mondo sarebbe un po’ più verde e le temperature più dolci. Ma il carbone, quello vero, è nero, sporco e rovina tutto.

E’ il combustibile fossile più inquinante, oltre che il più vecchio, e il più usato dopo il petrolio. E’ responsabile per il 44 per cento delle emissioni di anidride carbonica provocata dai combustibili, per un totale di 13,9 gigatonnellate. Eppure, il 29 percento dell’energia consumata a livello mondiale proviene ancora dal carbone. E a dispetto della sua provata nocività, i paesi emergenti ne fanno ancora grande uso per alimentare la loro crescita economica: la Cina divora la metà della produzione di carbone mondiale (il 50,6 per cento nel 2014) e l’India in dieci anni ha visto crescere la domanda di oltre il 100 per cento.

La mappa del carbone in Europa – L’Europa, con le sue 280 centrali in funzione sparse in 22 stati, gioca un ruolo importante nella partita globale del clima. Di queste, almeno due terzi hanno più di trent’anni – cinque si trovano in Italia – sono inefficienti, inquinanti e obsolete. Molti impianti si trovano vicino o all’interno di aree urbane. La maggior parte si trovano nell’est Europa e in Spagna: qui quasi tutte le centrali a carbone sono vecchie e il governo, anziché dismetterle, è intenzionato a sovvenzionarle, pur avendo una consistente sovraccapacità produttiva. Bulgaria, Grecia, Romania e Polonia continuano a investire sul carbone nonostante impianti datati e gravi problemi di inquinamento atmosferico.
Le centrali a carbone presenti nei confini dell’Unione rappresentano il 17 per cento delle emissioni di gas a effetto serra dell’Europa. Germania, Polonia e Regno Unito i maggiori responsabili. Maglia nera ai tedeschi, con 255 megatonnellate di anidride carbonica prodotta nel 2014, un sesto dell’Italia.
Costi ambientali ma anche danni per la salute, in modo particolare per i bambini, i più esposti alle conseguenze dell’inalazione di polveri inquinanti. Secondo un recente studio condotto dall’associazione europea Heal, l’inquinamento atmosferico da centrali a carbone sta contribuendo a più alti tassi di malattie respiratorie e cardiovascolari. Ogni anno milioni di europei si ammalano e circa 23.000 persone muoiono prematuramente a causa dell’esposizione a ossidi di zolfo, ossidi di azoto, polveri sottili e mercurio, tutti prodotti dall’estrazione e dalla lavorazione del carbone.

Le 13 centrali in Italia e i nuovi progetti – Nel territorio italiano sono attive 13 centrali a carbone che producono il 12 per cento dell’energia nazionale. Non è molto, ma rovina tutto. Questo il senso della campagna  e della petizione “Stop al carbone” lanciate in questi giorni dal Wwf. Responsabile di quasi un terzo delle emissioni di anidride carbonica in Italia, il carbone è il combustibile che il maggior impatto sul clima e sulla salute. Non solo. A rendere più problematica la situazione degli inquinanti da carbone in Italia sono i progetti di costruzione di nuove centrali, come la Saline Joniche in Calabria, e di nuovi gruppi a carbone, come la Fiumesanto in Sardegna. Progetti che, se portati a termine, rischiano di essere dannosi per la salute dei cittadini e dell’ambiente e, conti alla mano, persino non necessari sul piano economico e del fabbisogno energetico nazionale. L’Italia dispone di oltre 120.000 megawatt di potenza installata, a fronte di un picco di consumi che storicamente non ha mai superato i 59.000 MW (valore record raggiunto nel luglio 2015 a causa dell’ondata di caldo eccezionale).

Quel che resta del carbone – Si stima che sulla Terra ci sarà carbone ancora per un secolo. Circa. Il picco potrebbe essere raggiunto nel 2025. Secondo alcuni però il punto di massima produttività è già stato raggiunto nel 2011, e adesso saremmo già nella fase discendente.
I Paesi che possono contare su giacimenti importanti sono pochi: USA, Russia, Cina, Australia, India, Ucraina, Kazakistan e Sudafrica. I più grandi produttori, Cina e America, sono anche i più grandi consumatori.
Il carbone però non è tutto uguale. Solo un parte di questo combustibile presente sulla Terra è estraibile a costi economici ed energetici convenienti. Sarebbe controproducente estrarre carbone impiegando più energia di quella che verrà generata dal carbone estratto, e i nuovi giacimenti possono essere diffidi da sfruttare perché troppo profondi.
In ogni caso, rimane ancora abbastanza carbone estraibile per sconvolgere il clima della Terra.

L’abbondanza di carbone, lungi dall’essere un motivo di conforto, dovrebbe essere il nostro problema più grande.

James Hansen, climatologo

 

 

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